News

Il cambio dell’ora legale arriverà prima nel 2026, la nuova regola dell’UE: quando sposteremo le lancette

ora legale
Quando cambia l'ora legale nel 2026 (sbv.mi.it)

La sensazione, ogni anno, è sempre la stessa: “Ma non era più avanti?”. Poi si guarda il calendario e ci si accorge che sì, nel 2026 il cambio dell’ora legale cadrà prima rispetto all’anno scorso, anche se in realtà non è cambiato nulla nelle regole.

Nessuna decisione improvvisa di Bruxelles, nessuna accelerazione politica, nessun colpo di scena. Solo una di quelle dinamiche del calendario che puntualmente spiazzano.

Perché nel 2026 è “anticipato”

La data dell’ora legale non è fissa, non è legata a un giorno preciso del mese, ma segue da anni una regola semplice che vale anche per l’Italia: si passa all’ora legale l’ultima domenica di marzo. È qui che nasce l’equivoco.

Nel 2025 il cambio era avvenuto nella notte tra il 29 e il 30 marzo. Nel 2026, invece, l’ultima domenica cade il 29 marzo, quindi lo spostamento delle lancette avverrà qualche giorno prima rispetto alla percezione comune.

La regola UE 

L’Italia, come tutti i Paesi dell’Unione Europea, segue lo stesso schema. Ultima domenica di marzo per entrare nell’ora legale, ultima domenica di ottobre per tornare all’ora solare.

Una routine ormai consolidata, anche se ogni anno riaccende la discussione: c’è chi la trova anacronistica, chi apprezza le serate più luminose, chi accusa il classico mini-jet lag stagionale.

Quando sposteremo le lancette nel 2026

La notte da segnare è quella tra sabato 28 e domenica 29 marzo 2026.

sveglia

Quando cambia l’ora legale nel 2026 (sbv.mi.it)

Alle 2:00 del mattino l’orologio salterà direttamente alle 3:00. Un’ora che scompare, almeno sul quadrante. In pratica si dorme sessanta minuti in meno, dettaglio che per qualcuno passa inosservato, per altri si traduce in una domenica leggermente sfasata.

Gli effetti che conosciamo fin troppo bene

Il cambio dell’ora è uno di quegli eventi minuscoli ma capaci di incidere sulla quotidianità più di quanto si immagini. Sonno disturbato, risvegli complicati, bambini e anziani che accusano il colpo, ritmi che per qualche giorno sembrano perdere sincronizzazione.

C’è chi non avverte nulla, chi apprezza immediatamente le giornate più lunghe, chi aspetta proprio quel momento come un passaggio simbolico verso la primavera piena. E poi c’è il fronte opposto, quello che ogni anno si chiede se abbia ancora senso continuare con questo doppio regime.

Un dibattito che ritorna, senza mai chiudersi davvero

Da tempo si parla di abolizione dell’ora legale, o quantomeno di una scelta definitiva tra solare e legale. L’Unione Europea aveva persino aperto alla possibilità di eliminare il cambio stagionale, ma tra divisioni politiche e difficoltà di coordinamento tutto è rimasto sospeso. Così, anche nel 2026, si cambia.

Alla fine si tratta di un gesto banale: spostare avanti le lancette, aggiornare smartphone e dispositivi che ormai fanno tutto da soli, adattarsi per qualche giorno. Eppure, nonostante la familiarità del rito, ogni anno lascia dietro di sé la stessa impressione ambigua, sospesa tra consuetudine e fastidio leggero.

Un’ora persa, una sera guadagnata, e la solita domanda che riemerge puntuale: ma davvero ne vale ancora la pena?

Change privacy settings
×