I gatti domestici, quelli che dormono sul divano e pretendono croccantini all’alba, stanno diventando protagonisti di una ricerca che va ben oltre la curiosità veterinaria. Un ampio studio internazionale ha analizzato la genetica di diversi tumori felini, aprendo uno scenario che tocca da vicino anche la medicina umana.
Non si tratta di una suggestione romantica sugli animali che “ci salvano”, ma di dati concreti. I ricercatori hanno esaminato campioni tumorali di quasi 500 gatti domestici, raccolti in cinque Paesi, cercando di capire quali alterazioni genetiche guidino la comparsa del cancro nei felini. Quello che è emerso ha sorpreso anche gli addetti ai lavori: molte delle mutazioni osservate risultano simili a quelle già note nei tumori umani e, in parte, canini.
Quando il cancro del gatto assomiglia a quello umano
Per anni la genetica dei tumori negli animali da compagnia è rimasta un territorio poco esplorato, quasi una zona grigia. Oggi il quadro sta cambiando. Le analisi molecolari mostrano che certi meccanismi biologici non sono così diversi tra specie differenti.
Tra i risultati più interessanti spicca il ruolo del gene FBXW7, individuato come una delle alterazioni più frequenti nei tumori mammari delle gatte. Più della metà dei campioni studiati presentava mutazioni in questo gene. Un dettaglio che, per chi si occupa di oncologia, non passa inosservato: nell’uomo, variazioni dello stesso gene sono associate a forme di cancro al seno più aggressive e a prognosi meno favorevoli.
Non è una coincidenza banale, anche se sarebbe azzardato parlare di equivalenza diretta. I tumori restano malattie complesse, influenzate da fattori genetici, ambientali e individuali. Però la sovrapposizione di certe alterazioni suggerisce che alcuni percorsi biologici della malattia siano condivisi.
Tumori diversi, schemi ricorrenti
Le somiglianze non si fermano al carcinoma mammario. Lo studio ha rilevato analogie genetiche anche nei tumori del sangue, delle ossa, dei polmoni, della pelle, del tratto gastrointestinale e del sistema nervoso centrale.

Gatto domestico studiato per la ricerca contro il cancro (sbv.mi.it)
Questo tipo di convergenza scientifica cambia il modo di guardare agli animali domestici nella ricerca oncologica. Non più solo pazienti veterinari, ma modelli biologici naturali, esposti agli stessi ambienti, alle stesse case, spesso agli stessi inquinanti dei loro proprietari.
Perché sì, anche questo pesa. I gatti condividono aria, polveri domestiche, sostanze chimiche presenti negli ambienti chiusi. Vivono letteralmente immersi nel nostro ecosistema quotidiano. E quando si ammalano, a volte raccontano qualcosa anche di noi.
Farmaci che funzionano meglio, ma non per tutti
Un altro passaggio che ha attirato attenzione riguarda la risposta alle terapie. Nei tumori mammari felini con mutazione di FBXW7, alcuni farmaci chemioterapici si sono dimostrati più efficaci.
Il dato è stato osservato su campioni di tessuto, quindi in laboratorio, non direttamente nella pratica clinica su larga scala. Questo limita le interpretazioni troppo entusiaste, ma indica una direzione precisa: la possibilità di terapie più mirate, costruite sul profilo genetico del tumore.
Un approccio che la medicina umana sta già percorrendo da tempo e che ora trova conferme interessanti anche nell’oncologia veterinaria.
Perché questa ricerca riguarda anche chi non ha un gatto
Quando si parla di tumori, la distanza tra “ricerca di laboratorio” e vita reale sembra enorme. In realtà il filo è più corto di quanto appaia. Comprendere meglio le mutazioni che guidano la malattia significa migliorare diagnosi, trattamenti, strategie terapeutiche.
Geoffrey Wood, professore di patobiologia e tra gli autori dello studio pubblicato sulla rivista Science, ha riassunto il senso del lavoro in modo diretto: studiare il cancro nei gatti può aiutare a capire perché la malattia si sviluppa, come l’ambiente influenzi il rischio e quali nuove strade terapeutiche possano emergere.
Non esiste una promessa di “cura miracolosa” dietro questi risultati, e sarebbe ingenuo aspettarsela. Esiste però un tassello in più nella comprensione di una patologia che attraversa specie diverse, contesti diversi, vite diverse.








