Economia

Immobili di lusso a Milano 2026: prezzi in salita e domanda internazionale, cosa sapere prima di investire

Vista immobili Milano
Mercato Immobili di lusso Milano - sbv.mi.it

A Milano il “lusso” non è una parola astratta: sono indirizzi, metrature difficili da trovare, terrazzi veri, affacci puliti, portineria che funziona. Nel 2026 l’interesse resta alto, ma il mercato è più selettivo: chi compra non vuole sorprese e chi vende deve essere credibile fin dal prezzo.

La domanda di case di fascia alta continua a essere sostenuta da un mix che la città conosce bene: manager e professionisti in arrivo, famiglie con redditi solidi, investitori che cercano un bene reale in un contesto che percepiscono “internazionale”. Il punto è che l’offerta, nelle zone prime, è limitata per definizione. Ed è lì che si gioca la partita.

Prezzi: la media dice poco, il “prime” è un altro campionato

Guardando Milano nel suo complesso, i dati di mercato raccontano una città cara e ancora in crescita, anche se con fasi di stabilità. A gennaio 2026, ad esempio, il prezzo medio di vendita riportato da idealista è intorno a 5.183 €/m². Questo numero però serve più a capire il clima generale che a stimare un attico in Brera o un piano alto in Magenta.

Nel segmento di pregio, infatti, il salto è netto. Report di settore su Milano e Roma segnalano come le proprietà di fascia medio-alta nuove o ristrutturate possano muoversi in range ben superiori alla media cittadina. E nelle zone più prestigiose (Brera, Quadrilatero) si parla di medie oltre i 12.000 €/m² con picchi oltre i 22.000 €/m² per unità ristrutturate. In alcuni casi “da copertina” si arriva anche più su, ma lì contano dettagli che non si replicano: vista, taglio, terrazzo, privacy, rarità dell’immobile.

Perché molti comprano: protezione del capitale e affitti di alto profilo

Il vantaggio più evidente, per chi investe, è che Milano resta una piazza dove il mattone di fascia alta tende a tenere valore meglio di altri segmenti, soprattutto quando l’immobile è “giusto”: zona forte, ristrutturazione seria, classe energetica non penalizzante, spazi esterni reali.

Poi c’è il tema affitti. Nel lusso non si ragiona sulla stessa logica del bilocale standard: qui contano contratti corporate, locazioni a profili internazionali, esigenze specifiche (servizi, arredi, sicurezza). I canoni in città restano sostenuti e il mercato locativo continua a muoversi, anche se non è una rendita “automatica”: l’appartamento deve essere coerente con il target, altrimenti resta vuoto e il conto cambia in fretta.

Dove si concentra la domanda: indirizzi, verde, servizi

Nel 2026 le aree che attirano davvero restano quelle centrali e riconoscibili, ma anche i quartieri “prime moderni” dove il valore è legato a qualità urbana e servizi: Brera, Quadrilatero, Porta Venezia, CityLife. Il filo comune è sempre lo stesso: vivibilità, collegamenti, contesto, sicurezza percepita, e una certa facilità di rivendere.

Gli immobili più richiesti sono quelli che risolvono problemi: terrazzi usabili (non balconcini), tagli intelligenti, silenzio, luce, impianti nuovi. Sembra ovvio, ma nel lusso l’ovvio è raro.

I rischi: liquidità, costi, norme e aspettative alte

Investire nel lusso non è una passeggiata. I costi di ingresso e gestione sono pesanti, la platea di acquirenti è più piccola e la rivendita può rallentare se il prezzo “corre” troppo rispetto alla realtà. Inoltre il tema efficienza energetica sta entrando anche nel segmento alto: non sempre sposta la decisione, ma sempre più spesso entra nella trattativa.

C’è anche un rischio più sottile: le aspettative. Chi compra oggi un immobile top a Milano pretende standard reali, non parole. Se mancano parcheggi, se l’acustica è mediocre, se la ristrutturazione è solo estetica, il mercato diventa improvvisamente freddo. E in un segmento dove i numeri sono grandi, basta poco per sbagliare.

Milano nel 2026 resta attraente, sì, ma nel lusso vince chi è preciso sul prodotto, sul prezzo e sul perché quell’immobile merita di stare dove sta.

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