Per anni è stato evocato come un progetto quasi irrealizzabile, uno di quei grandi interventi che sembrano destinati a restare sospesi tra annunci e rinvii.
Ora invece il Tunnel Subportuale di Genova è entrato nella fase operativa, con l’approvazione definitiva del progetto esecutivo da parte del Ministero delle Infrastrutture. Non è più un’ipotesi, ma un’opera pronta a trasformarsi in cantiere.
Si tratta del primo tunnel stradale sottomarino mai costruito in Italia, un’infrastruttura destinata a passare sotto il bacino del porto e sotto alcune delle aree più congestionate della città. Un intervento che Genova attende da oltre vent’anni e che, se i tempi saranno rispettati, dovrebbe vedere l’apertura dei cantieri a breve, con l’obiettivo di completare l’opera entro la fine del decennio.
Dove passerà il tunnel e cosa collegherà
Il tracciato avrà una lunghezza complessiva di circa 4,2 chilometri, di cui 3,4 in sotterraneo. Collegherà la zona di San Benigno, a Ponente, con viale Brigate Partigiane, nel quartiere della Foce, attraversando il cuore portuale della città. In alcuni punti lo scavo arriverà fino a 45 metri sotto il livello del mare, un dato che rende immediatamente l’idea della complessità tecnica.
A Ponente il collegamento sarà integrato con Lungomare Canepa e con la strada Guido Rossa, creando un raccordo diretto con il casello di Genova Aeroporto sull’autostrada A10. Sul versante opposto, l’uscita verso la Foce consentirà un accesso più rapido alle aree centrali e orientali della città, alleggerendo il traffico che oggi grava su arterie già sature.
L’idea alla base è separare il traffico di attraversamento da quello urbano, soprattutto quello pesante legato al porto. Oggi camion e auto condividono spesso le stesse strade, con tempi di percorrenza incerti e un impatto evidente sulla qualità dell’aria. Il tunnel dovrebbe permettere ai veicoli diretti altrove di bypassare il centro cittadino, lasciando in superficie una viabilità più fluida per chi si muove dentro Genova.
Un’opera da un miliardo sotto il porto
L’investimento complessivo è di circa un miliardo di euro. Il tunnel sarà composto da due canne separate, una per senso di marcia, realizzate con frese meccaniche TBM di tipo Hydroshield dal diametro di circa 16 metri. Dimensioni che lo rendono uno dei più imponenti interventi di questo tipo in Europa.

Come sarà il nuovo tunnel in Italia (sbv.mi.it)
Non è solo una questione di primati tecnici. Genova è una città stretta tra mare e colline, con spazi limitati e un porto che rappresenta uno dei motori economici più importanti del Paese. Intervenire sotto il mare significa evitare ulteriori pressioni sulla superficie urbana, ma comporta costi elevati e cantieri che inevitabilmente incideranno sulla quotidianità dei quartieri coinvolti.
Quando sarà pronto e cosa cambierà davvero
Se il cronoprogramma sarà rispettato, l’apertura potrebbe arrivare tra il 2029 e il 2030. Per chi ogni giorno attraversa la città per lavoro o per raggiungere l’autostrada, il cambiamento potrebbe essere concreto: meno traffico in centro, tempi più prevedibili, un collegamento più diretto tra Ponente e Levante.
Resta da capire quanto l’opera riuscirà davvero a modificare le abitudini quotidiane. Un’infrastruttura da sola non risolve ogni problema di mobilità, soprattutto in una città complessa come Genova. Il tunnel non eliminerà il traffico, ma lo redistribuirà, spostando una parte consistente dei flussi sotto il mare.
Dopo anni di attese, il progetto è pronto a passare dalle carte ai cantieri. E questa volta la sensazione è che non si tratti dell’ennesimo annuncio, ma di un cambiamento destinato a incidere davvero sulla mappa e sui tempi di vita della città.








