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Incidente tram a Milano, il tranviere parla di malore: indagini su errore umano e sistema “uomo morto”

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Incidente tram a Milano - Sbv.mi.it

Milano si è svegliata con il rumore dello schianto ancora nelle orecchie.

Il deragliamento del tram della linea 9 in via Vittorio Veneto ha lasciato due vittime e oltre cinquanta feriti, quasi tutti passeggeri. Le persone morte sono Ferdinando Favia, 59 anni, e Abdou Karim Toure, 56 anni. Erano a bordo del mezzo Atm e sono stati sbalzati fuori al momento dell’impatto, finendo schiacciati dal tram dopo il deragliamento. Sui loro corpi verrà eseguita l’autopsia.

La città ora si interroga su cosa sia successo davvero in quei pochi secondi che hanno trasformato una corsa ordinaria in una tragedia.

L’ipotesi del malore

La pista che gli investigatori considerano più probabile resta quella dell’errore umano, forse legato a un malore del conducente. Lo stesso tranviere, un uomo di circa sessant’anni con 34 anni di servizio, avrebbe riferito di essersi sentito male poco prima dell’incidente. Dopo lo schianto è stato portato in ospedale.

Secondo la ricostruzione, il tram avrebbe saltato una fermata dopo piazza della Repubblica, situata poco prima dello scambio che porta verso via Lazzaretto. Invece di proseguire verso piazza Oberdan, il mezzo ha svoltato a sinistra a velocità sostenuta. Una manovra anomala, culminata nel deragliamento e nell’impatto contro un ristorante di viale Vittorio Veneto.

Il telefono cellulare del conducente è stato sequestrato per accertamenti. Un passaggio che rientra nella prassi investigativa, per escludere eventuali distrazioni.

Il sistema di sicurezza “uomo morto”

Uno dei punti centrali dell’indagine riguarda il funzionamento del sistema a “uomo morto”, presente sui tram più moderni come il Tramlink coinvolto nell’incidente. Si tratta di un dispositivo automatico che dovrebbe fermare il mezzo se il conducente rilascia la leva di comando per un determinato intervallo di tempo, ad esempio in caso di perdita di coscienza.

Il meccanismo, definito anche “sorvegliante”, interviene se l’operatore non mantiene il controllo attivo. Gli inquirenti stanno verificando se il sistema fosse regolarmente funzionante e se, in caso di malore, abbia avuto il tempo di attivarsi. Una questione tecnica che potrebbe fare la differenza nella ricostruzione.

Una linea conosciuta a memoria

Il tranviere lavorava abitualmente sulla linea 9 e sulla 31. Conosceva quell’incrocio e quel tratto di percorso. Proprio per questo l’ipotesi del guasto tecnico appare, almeno per ora, meno probabile rispetto a quella di un improvviso malessere.

Resta però da chiarire perché il tram abbia affrontato lo scambio a una velocità così elevata. I video diffusi nelle ore successive mostrano il mezzo sbilanciarsi e perdere aderenza prima dell’impatto.

Le risposte attese

Le indagini dovranno stabilire con precisione tempi, condizioni del mezzo e stato di salute del conducente al momento dei fatti. Per le famiglie delle vittime e per le decine di feriti non si tratta solo di accertare una responsabilità, ma di capire se e come una tragedia simile potesse essere evitata.

Milano intanto resta sospesa tra dolore e domande. Il trasporto pubblico è parte della vita quotidiana di migliaia di persone. Quando qualcosa si rompe, anche solo per pochi secondi, le conseguenze si allargano ben oltre i binari.

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