Ridurre il costo del lavoro senza toccare gli stipendi è diventata un’esigenza concreta per molte imprese. I buoni pasto stanno tornando al centro delle strategie fiscali perché permettono di riconoscere un beneficio reale ai dipendenti con un impatto contenuto sui conti aziendali.
Non è una scorciatoia. È un meccanismo previsto dalla normativa fiscale italiana che negli ultimi anni è stato ridefinito in modo chiaro dall’Agenzia delle Entrate, rendendolo più interessante rispetto al semplice aumento in busta paga.
Perché i buoni pasto oggi pesano meno sul bilancio
I buoni pasto sono strumenti di welfare aziendale disciplinati dall’articolo 51 del TUIR. La regola è semplice: fino a una certa soglia giornaliera non concorrono alla formazione del reddito del dipendente e sono deducibili per l’azienda come costo del personale.
La soglia attuale prevede l’esenzione fino a 4 euro al giorno per i ticket cartacei e fino a 8 euro per quelli elettronici. Questo significa che l’impresa può riconoscere un beneficio netto al lavoratore senza caricarlo di contributi e imposte come avverrebbe con un aumento retributivo tradizionale.
Il costo sostenuto dall’azienda rientra tra le spese deducibili ai fini IRES e IRAP. Inoltre l’IVA sui buoni pasto elettronici è detraibile al 10%, aspetto che incide ulteriormente sull’effettivo esborso. Non si tratta quindi di un espediente opaco, ma di un impianto fiscale strutturato e più volte chiarito dall’Agenzia delle Entrate con circolari e risoluzioni negli ultimi anni.
Quanto si può realmente risparmiare
Il punto non è solo quanto “si recupera”, ma quanto si evita di pagare in contributi e imposte rispetto a un aumento lordo equivalente. Se un’azienda volesse riconoscere 150 euro netti in più al mese a un dipendente tramite stipendio, dovrebbe sostenere un costo complessivo ben superiore per effetto di contributi previdenziali e tassazione.
Con i buoni pasto, invece, il valore riconosciuto resta netto entro i limiti previsti e il costo aziendale rimane più contenuto. Su base annua, per ogni dipendente, la differenza può tradursi in diverse centinaia di euro di minori oneri rispetto a un incremento salariale diretto. La convenienza aumenta con i ticket elettronici, che godono della soglia di esenzione più alta.
Non è un caso che secondo dati diffusi dalle principali società emettitrici e associazioni di categoria, il numero di aziende che utilizzano strumenti di welfare come i buoni pasto sia in crescita costante, soprattutto tra le piccole e medie imprese.
Non solo fisco: impatto organizzativo e produttività
La leva fiscale è evidente, ma non è l’unica ragione per cui questo strumento si sta diffondendo. I buoni pasto vengono erogati solo nei giorni di effettiva presenza lavorativa, elemento che per molte aziende diventa anche un modo per legare il beneficio alla partecipazione concreta.
In un mercato del lavoro dove trattenere personale qualificato è sempre più complesso, il welfare aziendale pesa. Diverse indagini sul clima aziendale mostrano che molti lavoratori percepiscono i benefit come più utili di un piccolo aumento lordo che viene in parte assorbito dal fisco.
Inoltre la rete di esercizi convenzionati è ampia: supermercati, bar, ristoranti, catene nazionali. Questo rende il buono pasto uno strumento flessibile e quotidiano, non un premio sporadico.
I limiti da considerare
Non è una soluzione universale. L’efficacia dipende dal numero di dipendenti, dal regime fiscale dell’impresa e dall’organizzazione interna. Per realtà molto piccole o con personale in smart working totale, il vantaggio può ridursi.
Va anche considerato che la normativa può cambiare nel tempo, come già avvenuto in passato con le soglie di esenzione. Basare una strategia solo su questo strumento sarebbe miope.
Resta però un dato: in un contesto di pressione fiscale elevata e margini compressi, i buoni pasto rappresentano uno dei pochi strumenti che consentono di alleggerire il costo del lavoro senza impoverire il dipendente. Non è una rivoluzione, ma è una leva concreta che molte aziende stanno imparando a usare con maggiore consapevolezza. E in questo momento, per molti imprenditori, la differenza si gioca proprio su leve di questo tipo.








