Milano sta pensando a un nuovo modo di abitare gli spazi di transito. Non il solito piazzale delle stazioni con parcheggi e marciapiedi, ma una visione che unisce mobilità, ambiente, socialità e design urbano. È il progetto chiamato Bosco elettrico, destinato alla piazza davanti alla stazione di Rho, nodo fondamentale dell’hinterland milanese e porta di ingresso per chi arriva da nord.
Oggi una stazione può essere solo un luogo di passaggio. Domani potrebbe essere molto di più. Con il progetto Bosco elettrico l’idea è di trasformare Piazza Libertà in uno spazio pubblico vivibile, dove non solo si cambia treno, autobus o bicicletta, ma si può anche fermarsi, incontrarsi, frequentare servizi, condividere idee. Non un parco qualsiasi. Ma un hub pensato per l’intermodalità e per le persone che lo attraversano ogni giorno nel tragitto da casa al lavoro.
L’obiettivo dichiarato dal Comune è migliorare l’esperienza di chi arriva o parte da Rho. La stazione ferroviaria è un punto nevralgico: ci passano studenti, lavoratori, pendolari che usano il treno, il taxi, il car sharing, la bici. Allargare lo sguardo significa ripensare anche gli spazi esterni e i percorsi pedonali nella città.
Il cuore del progetto: più verde, più movimento
La definizione “Bosco elettrico” non è un vezzo. Dietro c’è l’idea di uno spazio pubblico con alberi, percorsi pedonali e ciclabili, aree da attraversare senza fretta, dove aspetti quotidiani come prendere un treno o incontrare un amico si intrecciano a momenti di pausa e di condivisione.
La piazza davanti alla stazione non sarà più solo un piazzale. Diventerà una sorta di salotto urbano. Con zone per pedoni, piste ciclabili che collegano centro città e periferia, rastrelliere e spazi per bici e monopattini, aree dove fermarsi a chiacchierare o semplicemente guardare la città muoversi.
Mobilità integrata: muoversi senza barriere
La sostenibilità resta al centro dell’idea. Il progetto punta a ridurre l’uso dell’auto privata, favorendo i mezzi pubblici e le alternative come bici e sharing. L’intermodalità – la capacità di passare agevolmente da un mezzo all’altro – è un tema che Milano e la sua cintura stanno affrontando da anni, cercando di dare risposte alle esigenze di chi si sposta ogni giorno per lavoro e studio.
L’idea non è solo estetica. Migliorare i percorsi pedonali e ciclabili significa anche rendere la stazione più accessibile, più sicura, meno frammentata dai binari e dalle strade che la circondano. Un modo per dare continuità al tessuto urbano, senza creare barriere invisibili tra quartieri e servizi.
Soldi, scadenze e futuro (con qualche interrogativo)
Il progetto è stato inserito in un bando regionale dedicato alla mobilità sostenibile nell’ambito del programma europeo PR FESR 2021–2027. Rho ha ottenuto una parte dei contributi: poco meno di 4,6 milioni di euro per finanziare Bosco elettrico e la riconfigurazione di piazza Libertà come spazio multifunzionale di raccordo urbano.
Il sentore è che i lavori dovrebbero partire nei prossimi mesi, con l’obiettivo di migliorare l’accoglienza di chi entra in città e di chi la attraversa ogni giorno. Ma come sempre accade in progetti di questo tipo, resta da vedere come verranno gestiti i tempi di realizzazione e come verranno percepiti gli spazi da chi vive o frequenta Rho quotidianamente.
Uno sguardo più ampio
Il Bosco elettrico non nasce isolato. Fa parte di una più vasta strategia regionale che punta a rendere le stazioni ferroviarie non solo snodi di trasporto ma luoghi da vivere, dove i servizi non siano un accessorio ma parte integrante della vita urbana. Nel panorama lombardo ci sono interventi simili, come quelli previsti per l’area di Sesto San Giovanni, con la trasformazione di piazza Primo Maggio e delle aree attorno alla stazione, sempre in chiave di intermodalità e decoro urbano.
Se tutto andrà come immaginato, chi attraversa piazza Libertà non penserà più alla stazione come a un punto di transito. Ma come a un luogo da vivere, anche per un minuto in più. Un punto dove attraversare la città a piedi, fermarsi con una bici o semplicemente incontrarsi. La sfida è trasformare un nodo infrastrutturale in un pezzo di città che respira e si muove con chi la vive.








