Economia

L’università Bocconi esce dalle classifiche delle migliori a livello mondiale: la classifica è una “mazzata” per il prestigioso ateneo lombardo

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Università Bocconi Milano

La Bocconi sparisce dalla Top 100 del Financial Times. E il rumore è immediato. Perché non stiamo parlando di un ateneo qualunque, ma della Sda Bocconi School of Management, che solo un anno fa sedeva addirittura al quarto posto.

Un’assenza che pesa più di una retrocessione

Uscire dalle classifiche fa male. Sparire del tutto, forse di più. L’ultimo ranking del Financial Times sulle migliori business school del mondo non include la scuola di management milanese. Stop. Nessuna posizione, nessun piazzamento, nessuna scivolata graduale.

La parola che circola è “mazzata”. Anche se la realtà, come spesso accade, è meno lineare.

Secondo quanto emerso, l’esclusione non sarebbe legata a un calo della qualità accademica. Non docenti peggiori, non programmi ridimensionati, non performance in caduta. Il motivo sarebbe tecnico. La Bocconi non avrebbe raggiunto la soglia minima di ex studenti rispondenti ai questionari utilizzati dal FT per costruire il ranking.

Una questione statistica, insomma. Ma la percezione pubblica non sempre segue la statistica.

Perché le classifiche contano (anche fuori dall’università)

Per chi non vive il mondo accademico, queste graduatorie sembrano giochi autoreferenziali. In realtà incidono. Eccome.

Pesano sulla reputazione internazionale. Sugli studenti stranieri che scelgono dove investire decine di migliaia di euro. Sulle aziende che guardano certi ranking come bussola per recruiting e partnership. Sugli alumni, che vedono riflesso il valore del proprio titolo.

Quando un nome come Bocconi manca all’appello, la domanda scatta automatica: cosa è successo?

Anche se la risposta ufficiale parla di numeri insufficienti nei sondaggi, il dubbio resta nell’aria. Perché le classifiche, nel bene e nel male, funzionano così. Non spiegano tutto, ma influenzano molto.

Le italiane presenti: Polimi e Escp

Nel ranking compaiono solo due realtà legate all’Italia. La Escp Business School di Torino, che sale fino al 22° posto. E la Polimi Graduate School of Management del Politecnico di Milano, che si piazza al 90°.

Un risultato che per il Polimi ha un sapore particolare. Dopo essere uscito dalla classifica nel 2025, rientra nella Top 100. Nel 2024 era 97°. Oggi un po’ più su.

Non un exploit clamoroso, ma un ritorno che rafforza la visibilità internazionale della scuola.

I report parlano di buoni riscontri su sostenibilità e soddisfazione degli studenti. Indicatori che negli ultimi anni stanno assumendo un peso crescente nei ranking globali.

Bocconi fuori, ma davvero “in crisi”?

Qui la faccenda si fa più sottile. Perché un’esclusione tecnica non equivale automaticamente a un declino accademico. Ma nemmeno può essere liquidata come irrilevante.

Le classifiche del Financial Times si basano in larga parte sulle risposte degli ex studenti. Carriere, stipendi, progressioni professionali, percezione del percorso formativo. Se non si raggiunge il numero minimo di questionari validi, la scuola resta fuori. È un meccanismo noto. Eppure fa impressione quando colpisce chi stava ai vertici.

La Bocconi continua ad attrarre studenti da tutto il mondo. Continua a registrare placement elevati. Continua a essere una delle business school europee più riconosciute. Tutto vero. Ma nel sistema dei ranking globali, la continuità della presenza conta quasi quanto i risultati.

Prestigio e realtà: non sempre coincidono

Il prestigio di un’università non si costruisce in un anno, né si sgretola con una singola classifica. Però questi scossoni lasciano tracce. Nelle conversazioni, nei titoli, nella percezione collettiva.

Per gli studenti che stanno scegliendo oggi, per le famiglie che valutano costi altissimi, per chi guarda all’estero, l’assenza pesa. Anche se spiegata. Anche se “tecnica”. Poi c’è Milano, che si ritrova con un paradosso curioso. La Bocconi fuori dalla Top 100 del FT. Il Politecnico dentro.

Non è una gara tra atenei. Ma è inevitabile che qualcuno la legga così. E come spesso succede con le classifiche, la fotografia è nitida solo in apparenza. Sotto, restano sfumature, criteri, numeri. E qualche domanda che difficilmente si spegne con una nota tecnica.

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